Tutto sul referendum

Abbiamo raccolto le risposte a domande e curiosità più comuni sul referendum autonomia. Se hai una domanda che non è presente tra queste e a cui vorresti avere una risposta, scrivi a info@venetixilsi.com. Saremo felici di darti una mano.

Quando e dove si vota?

Il referendum autonomia si terrà in un unico giorno domenica 22 ottobre 2017 dalle 07:00 alle 23:00.
Devi andare nel seggio dove voti abitualmente, portando con te un documento valido di riconoscimento (es. carta d’identità) e la tessera elettorale.

Qual è il quesito da votare?

I Veneti dovranno rispondere SI o NO alla seguente domanda:

 “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”

Il quesito si riferisce alle “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” contenute nell’art. 116 della Costituzione italiana (ed elencate per esteso nell’art. 117).

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Costituzione italiana – Art. 116 
[..]  Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

Perché facciamo un referendum se l’autonomia era già prevista in Costituzione?

Perché il Veneto ha provato ad avviare la trattativa già dal 2007, ma sono passati 10 anni e da quella data non è stato fatto niente.
Il 18 dicembre 2007  il Consiglio regionale aveva approvato a larghissima maggioranza il Documento tecnico di proposte e la deliberazione 98/2007 con cui si dava mandato al Presidente della Regione a negoziare con lo Stato l’autonomia in 14 materie.

Il 18 gennaio 2008 era stata formalmente trasmessa la richiesta di inizio negoziato al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro per gli Affari Regionali.

Da quella data non ci sono più state risposte da parte di Roma. Successivamente infatti il Governo cadde e la richiesta del Veneto venne messa in dimenticatoio. Il Veneto ha invece approfondito ulteriormente l’argomento con lo studio di un percorso di autonomia differenziata.

La Corte Costituzionale ha ritenuto legittimo che il Veneto organizzi un referendum per indirizzare e condizionare il Governo, affinché prenda in considerazione la richiesta e si impegni nella trattativa.

Successivamente all’indizione del referendum autonomia, l’Emilia Romagna ha voluto iniziare una trattativa come quella che fatta in Veneto nel 2007. A loro i nostri migliori auguri, nella speranza che la loro richiesta venga accolta senza essere costretti a indire un referendum perché la propria trattativa venga ascoltata.

Il referendum ha valore anche se è consultivo? (SI)

Si. Un referendum consultivo ha valore. Lo dimostra il “caso Brexit”, che appunto nel giugno 2016 chiese agli inglesi se volevano rimanere in Europa o meno. Un referendum puramente consultivo che scosse non solo l’Inghilterra ma l’intera Europa.

Inoltre la stessa Corte Costituzionale sottolinea il valore dei referendum consultivi in particolare in due sentenze precedenti, del 1992 e del 2000

«Ora, un referendum consultivo quale quello previsto dalla delibera in esame – per quanto sprovvisto di efficacia vincolante – non può non esercitare la sua influenza, di indirizzo e di orientamento, oltre che nei confronti del potere di iniziativa spettante al Consiglio regionale, anche nei confronti delle successive fasi del procedimento di formazione della legge statale, fino a condizionare scelte discrezionali affidate alla esclusiva competenza di organi centrali dello Stato»
Sentenza n 47 / 1992

«…non varrebbe neanche l’obiezione che nel caso presente si tratti soltanto di un referendum consultivo, privo di effetti giuridici vincolanti. Sarebbe invero riduttivo esaminare la vicenda della legge regionale in questione soltanto nell’ottica dell‘efficacia formale del referendum consultivo»
Sentenza n. 496 / 2000

Questo referendum prevede il quorum? (SI)

SI. Il referendum autonomia del Veneto (a differenza di quello della Lombardia ndr) prevede il quorum.
Significa che, affinché la votazione sia valida per legge, deve votare il 50%+1 degli elettori Veneti.

Attenzione! Raggiungere il quorum NON è sufficiente perché? (vedi la domanda seguente)

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ sufficiente raggiungere il quorum? (NO)

NO. Se per legge è sufficiente il 50%+1 (un elettore su due), per iniziare una trattativa politica è indispensabile una percentuale decisamente più elevata e mostrare una volontà popolare ben marcata.

Ricordiamo che all’ultimo referendum per la modifica della Costituzione (4 dicembre 2016) il Veneto è stata la regione che ha votato di più, aggiudicandosi il primato con oltre il 76% di affluenza e affermandosi come esempio civico in tutta Italia.

Ci auguriamo che i Veneti tornino a ribadire questa fortissima manifestazione di volontà il prossimo 22 ottobre 🙂

 

In quali materie il Veneto potrà essere autonomo?

La Costituzione prevede che il Governo possa lasciare l’autonomia alle Regioni su 22 materie: si tratta delle cosiddette materie di “legislazione concorrente” elencate agli artt. 116 e 117 della Costituzione. Su tali materie alle Regioni spetta la potestà legislativa (la possibilità di scrivere leggi) a patto che queste rispettino i princìpi fondamentali stabiliti dallo Stato.

LE 22 MATERIE DELL’AUTONOMIA:

  1. rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni;
  2. commercio con l’estero;
  3. tutela e sicurezza del lavoro;
  4. istruzione e norme generali sull’istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale;
  5. professioni;
  6. ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi;
  7. tutela della salute;
  8. alimentazione;
  9. ordinamento sportivo;
  10. protezione civile;
  11. governo del territorio;
  12. porti e aeroporti civili;
  13. grandi reti di trasporto e di navigazione;
  14. ordinamento della comunicazione;
  15. produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
  16. previdenza complementare e integrativa;
  17. coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
  18. valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali;
  19. casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale;
  20. enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.
  21. giurisdizione e norme processuali, ordinamento civile e penale, giustizia amministrativa (limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace)
  22. tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.
Essere autonomi significa diventare come il Trentino Alto Adige? (NO)

NO. In Italia ci sono 5 regioni a statuto speciale (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Sicilia e Sardegna); tutte le altre sono regioni a statuto ordinario. La principale differenza risiede nel valore delle Leggi che possono fare: grazie al fatto che il loro statuto è adottato con legge costituzionale  le regioni a statuto speciale possono fare leggi anche in deroga alle norme costituzionali sulle quali prevale in forza del principio di specialità.

L’autonomia prevista dall’art 116 non prevede l’adozione dello statuto del Veneto con legge costituzionale ma l’attribuzione di diverse materie di autonomia.  Il Veneto quindi rimarrebbe a statuto ordinario. Tuttavia acquisterebbe fino a 22 materie da gestire e le relative risorse, diminuendo visibilmente le differenze con i “vicini di casa”.

Attenzione! Il Veneto è l’unica regione in Italia a trovarsi “schiacciata” tra due regioni a statuto speciale. Questo provoca una disparità di trattamento molto visibile specialmente nelle zone di confine.

 

 

 

Se vince il SI’ il giorno dopo siamo autonomi? (NO)

NO. Se vince il “sì” al referendum autonomia il Veneto inizia la trattativa con il Governo italiano per ottenere tutte e le 22 materie come previsto dalla Costituzione. Una volta trovato l’accordo, affinché l’autonomia divenga effettiva, il Parlamento dovrà votare una Legge a maggioranza assoluta dei componenti.

Attenzione! Proprio per questo motivo, perché è necessario condurre una trattativa, è fondamentale ottenere una altissima percentuale di voti (molto più del semplice superamento del quorum, 50%+1): più sono i voti, più le richieste avanzate dal Veneto hanno peso. Se la percentuale superasse di poco il quorum, quindi, non avrebbe nemmeno senso iniziare la trattativa.

Leggi qui perchè non è sufficiente raggiungere il quorum.

 

 

Perché si parla di “trattativa”?

Perché l’autonomia prevede, oltre alla gestione delle 22 materie, che la Regione che le chiede riceva dallo Stato anche le risorse economiche necessarie per svolgerle. In questo momento i soldi impiegati per gestire quelle 22 competenze ammontano a diversi miliardi bisogna quindi quantificare esattamente la cifra da corrispondere.

Ricordiamo che il Veneto annualmente lascia già allo Stato italiano svariati miliardi ogni anno (il cosiddetto residuo fiscale positivo. Nel 2012 per il Veneto era di 18,2 miliardi, dati CGIA Mestre).

 

Devo portare con me la tessera elettorale? (SI)

SI. L’elettore dovrà portare con se la tessera elettorale (*) per effettuare il riconoscimento (oltre a un documento valido di identità). La tessera elettorale non sarà timbrata: l’attestazione di voto per l’elettore sarà consegnata su un documento formale a parte.

Si ricorda che se si è smarrita la tessera, basta farne richiesta presso l’ufficio elettorale del proprio comune. Gli uffici elettorali rimarranno aperti anche durante tutta la giornata di votazioni.

(*) A cosa serve la tessera elettorale ? La scheda elettorale indica semplicemente che la persona è iscritta alle liste elettorali del proprio comune e facilita il riconoscimento del numero di seggio. Entrambe le informazioni sono già in possesso dell’Ente pubblico, ma questa modalità accelera il lavoro degli addetti nei seggi. Il fatto che la tessera sia o meno timbrata non modifica il valore della votazione. Per lo Stato, il documento ufficiale che attesta la votazione avvenuta è infatti il registro di seggio.

 

 

 

 

 

Se vince il SI’ rimaniamo comunque in Italia? (SI)

SI. Il referendum chiede allo Stato italiano di applicare gli art. 116 e 117, cioè di ottenere più autonomia. E’ un principio già previsto dalla Costituzione, pertanto la vittoria del sì non significa staccarsi dall’Italia ma rimanere in Italia con maggiore libertà di decisione su diverse materie (es. istruzione, ambiente, cultura etc…)

Votano tutti gli italiani quel giorno? (NO)

NO. Il referendum del 22 ottobre si terrà solo in Veneto e in Lombardia. Sono infatti le prime due regioni in Italia a chiedere allo Stato italiano l’applicazione della Costituzione riguardo la possibilità per le regioni di avere maggiore autonomia. Qualsiasi regione può farlo e in futuro potrebbero seguire l’esempio altre regioni.

Sono un veneto all’estero: posso votare? (DIPENDE)

Per poter votare è necessario essere iscritti alle liste elettorali di un comune in Veneto. E’ inoltre necessario recarsi fisicamente al proprio seggio: per questa consultazione non è previsto il voto per corrispondenza dall’estero.

Se quindi, ad esempio, sei emigrato o sei figlio di emigrati, vivi e voti regolarmente all’estero e non hai un seggio attribuito in Veneto, purtroppo non potrai votare 🙁

Se invece sei temporaneamente via o se, con una doppia cittadinanza, hai chiesto di farti attribuire un seggio in una città verifica se puoi organizzarti per tornare in tempo per il 22 ottobre.

Non posso lasciare l’abitazione per motivi di salute, posso votare? (SI)

SI. Per determinate patologie o situazioni mediche accertate esiste il supporto per il trasporto o il voto a domicilio. Chiedere informazioni presso l’ufficio elettorale del proprio comune se si rientra nelle categorie a cui è concesso il servizio di trasporto pubblico per portatori di handicap o il voto presso dimora.

“gli elettori affetti da gravissime infermità, tali che l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano risulti impossibile, anche con l’ausilio del servizio di trasporto pubblico organizzato per portatori di handicap di cui all’art. 29 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e gli elettori affetti da gravi infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali tali da impedirne l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano, sono ammessi al voto nelle predette dimore.”

Art. 1 del D.L. 3 gennaio 2006, n. 1, convertito con modificazioni dalla legge 27 gennaio 2006, n. 22, e ulteriormente modificato dalla legge 7 maggio 2009, n. 46

Posso fare lo scrutatore al referendum?

Il referendum autonomia come tutte le votazioni ufficiali prevede la figura dello scrutatore. Lo scrutatore riceve un compenso per il lavoro di seggio e un permesso, nel caso abbia un lavoro. Per poter essere scelti come scrutatori di un seggio bisogna essere presenti nell’ALBO SCRUTATORI del proprio Comune.

Per fare richiesta di INSERIMENTO NELL’ALBO SCRUTATORI, fai domanda presso l’UFFICIO ELETTORALE nei due mesi di OTTOBRE e NOVEMBRE, sul modulo che usa il comune. Una volta fatta l’iscrizione vale per sempre (si consiglia di informare il proprio comune in caso di trasferimenti o in caso tu non sia più interessato ad essere chiamato).

Se non sei già iscritto probabilmente non potrai fare lo scrutatore al referendum del 22 ottobre, ma potrai diventarlo nelle prossime elezioni comunali della tua città o per le elezioni italiane della prossima primavera o in qualsiasi altra votazione futura.

Sarà data precedenza a disoccupati e precari

ATTENZIONE: essere dentro l’albo degli scrutatori non significa essere automaticamente scelti. La scelta viene fatta dalla commissione elettorale comunale (è formata da alcuni consiglieri del comune) che normalmente sfoglia un elenco lunghissimo di nomi di cui deve anche essere verificata la disponibilità (magari di persone che si sono nel frattempo trasferite o non sono più disponibili a fare lo scrutatore). Spesso quindi la scelta viene orientata su persone di propria conoscenza affidabili e disponibili.

SUGGERIMENTO:  informati su chi sono i consiglieri del tuo comune che fanno parte di questa commissione e magari fai presente la tua necessità (es. sono disoccupato, precario, studente…) e la tua disponibilità.

(Nell’articolo, l’evidenza del fatto che sarà data precedenza a disoccupati e precari per l’assegnazione del ruolo di scrutatori)