Gli sprechi del centralismo

Articolo tratto dall’intervento “IMPOSIZIONE FISCALE E LIBERTA ’” di Gian Angelo Bellati.

Il Veneto conta ben 5 milioni di abitanti, quasi 500.000 imprese, un alto tasso di produttività e di reddito, un’occupazione e un benessere importanti. Il suo PIL è più grande di ben 10 Stati membri dell’UE. Le molte istanze federaliste e, oggi sempre più indipendentiste, sono dunque ben giustificate nell’ambito europeo, non solo dal punto di vista storico e culturale, ma anche da quello dimensionale e qualitativo.

Per secoli Repubblica florida e politicamente influente, con l’annessione all’Italia nel 1866 scontò un fortissimo impoverimento economico e culturale dell’area, causato prima di tutto da forti prelievi fiscali non compensati da adeguati servizi, da investimenti pubblici e da infrastrutture, che provocò una emigrazione altissima.

Dopo la creazione della Comunità Economica Europea, la rinascita del Veneto avviene in particolare , grazie alla quale la grande capacità produttiva dei veneti trovò ampi sbocchi in termini soprattutto commerciali, provocando la crescita tumultuosa del cosiddetto sistema della Piccola impresa. Per anni questo sistema fece scuola in tutto il mondo, indicato come il “miracolo” produttivo del nord est italiano.

Le recenti crisi economiche hanno bloccato questa crescita e messo in evidenza gli effetti deleteri dell’eccessiva imposizione fiscale sulla competitività e il benessere.

Tutti i Governi dagli anni 2000 in poi e, in particolare, i cosidetti Governi tecnici dopo il 2011, dopo e durante le varie crisi economiche invece che ridurre il prelievo fiscale per dare una spinta alla crescita, hanno cercato soluzione nel suo aumento. Il livello di imposizione fiscale italiano è fra i più alti del mondo. I risultati sono stati devastanti: non solo è stata bloccata la crescita del PIL mediamente sempre vicina allo zero, non solo sono stati effettuati tagli lineari e indiscriminati nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni locali e regionali con l’effetto di punire allo stesso modo quelle virtuose come quelle sprecone, ma, soprattutto, si sono avuti aumenti record del debito pubblico peggiori di quelli causati da una guerra (nell’agosto del 2011 il debito pubblico era di 1840 mrd di euro, nel 2016 dopo cinque anni solo di ben 2250, il 135% del Pil).

 

Chi spreca di più?  Lo Stato centrale!

In  modi spesso goffi i vari Governi tecnici hanno accusato di ogni male e di ogni spreco le Regioni  e senza distinguere chi risparmiava da chi sprecava.

L’obiettivo era realizzare un accentramento che non ha avuto precedenti: se guardiamo infatti il livello di accentramento fiscale (riforme degli anni ’70) seguito al timido tentativo del cosiddetto federalismo fiscale (anni 2000, mai attuato davvero ha generato una grande confusione  di competenze fra i vari livelli di governo) cui è arrivato il Paese si può capire come ogni possibilità di responsabilizzare gli Enti locali attraverso il collegamento fra la tassa locale e la prestazione verso il cittadino sia stata completamento eliminata.

Pertanto ci si è trovati non solo davanti ad aumenti record del livello di imposizione fiscale, ma anche ad un sistema talmente accentrato che ogni qualsiasi libertà di gestione delle risorse pubbliche è stata tolta agli enti locali e regionali; i quali, a ben vedere, hanno minime colpe rispetto al tanto temuto aumento del debito pubblico che, come si evince dalla tabella qui sopra, è quasi esclusivamente causato dagli Enti statali centrali.

La mancanza di libertà dovuta all’eccesso di imposizione fiscale e al suo accentramento (quantità e qualità dell’imposizione fiscale) non tocca pertanto solo il sistema delle imprese e dei cittadini, ma anche gli stessi Enti pubblici locali e regionali.

 

 

 

 

Oltre il 30% della ricchezza viene trasferito fuori regione

C’è un’ulteriore caratteristica tutta italiana per dimensioni che aggrava il quadro già drammatico appena delineato: il residuo fiscale. Esso è quella parte di tasse che, prelevate all’interno di un’area regionale, non viene utilizzata per dare servizi e infrastrutture in quell’area, ma viene trasferita in altre regioni.

Ciò avviene in tutte le parti del mondo per attuare le politiche di coesione e di solidarietà, ma non nelle dimensioni ciclopiche in cui avviene in Italia.

Per dare solo un esempio: in un Paese con forti differenziali di ricchezza come la Germania, il residuo fiscale della ricca Baviera è di circa l’8% del totale delle tasse lì pagate; nel caso del Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna si arriva a superare il 30%. Un suicidio, perché cosi facendo si tagliano le gambe alle produttive imprese di queste aree e si impedisce, come sta avvenendo, che esse possano continuare ad aiutare le arre più deboli del Paese.

 

 

L’evasione fiscale

Il Veneto ha uno dei tassi di evasione più bassi d’Italia e sotto la media europea.

Tutto questo è ancor più aggravato dai differenziali di evasione fiscale che, in Italia, sono altissimi; in pratica, più una Regione evade, più quella Regione ottiene risorse fiscali (il residuo fiscale) dalle altre Regioni. Possiamo quindi affermare che il sistema di redistribuzione delle risorse fiscali in Italia è particolarmente ingiusto e tende a premiare chi delinque rispetto a chi produce e aiuta lo sviluppo. Questo cocktail micidiale è la principale causa dei danni economici e, attenzione, soprattutto morali in Italia; è la principale causa per cui il sistema fiscale viene considerato una forte limitazione delle libertà di decisione e di realizzazione di ogni forma di attività da parte dei cittadini delle aree più virtuose come il Veneto.

 

 

 

 

 

Libertà = responsabilizzazione

Al primo posto per efficienza la Germania

Ecco perché l’unica strada per rimediare a questi atavici mali italiani è quella del federalismo (*), quella cioè della responsabilizzazione dei livelli locali di governo e delle comunità che vi appartengono. Con effetti che, prendendo l’esempio di Paesi che federali lo sono veramente, sono incredibilmente positivi. L’indice di efficienza e di costo delle Pubbliche Amministrazioni nei Paesi federali è anche di tre volte migliore di quello dei Paesi accentrati come l’Italia!

 

 

 

PIL + 12% in un Veneto più libero

Abbiamo voluto anche capire cosa potrebbe succedere in caso di attuazione del c.d. federalismo differenziato in Veneto cosi come previsto dalla nostra Costituzione e mai attuato; i risultati statistici sono impressionanti. Il Veneto potrebbe avere un aumento del PIL anche del 12% e conseguentemente trascinare verso lo sviluppo il resto del Paese. Immaginiamo poi se ciò avvenisse anche in Lombardia ed Emilia Romagna!