Il rischio della libertà: il referendum visto da un cattolico

Riportiamo un articolo di Davide Lovat, laureato in teologia e scienze politiche e autore, tra gli altri del libro “Il rischio della libertà (vedi il libro)” ispirato alle parole rivoluzionarie pronunciate da Papa Giovanni Paolo II all’ONU nel 1995 (leggi il discorso).

 

Una parte consistente dell’elettorato veneto è costituita da cattolici, essendo ancora molto sentita in Veneto l’appartenenza religiosa, nonostante anche qui sia in corso un processo di secolarizzazione evidente, sebbene e fortunatamente meno rapido che altrove.

I cittadini cattolici, come gli altri, saranno chiamati a votare per il referendum consultivo regionale del 22 Ottobre, finalizzato a dare ai rappresentanti istituzionali della Regione Veneto il consenso politico per chiedere allo Stato un maggior numero di competenze da gestire in autonomia rispetto al potere centrale.

Si o no? La risposta è semplice

Come va esercitato il discernimento, raccomandato dalla Dottrina Sociale della Chiesa ai suoi fedeli, davanti a un quesito del genere? La risposta è, in questo caso, di una semplicità disarmante perché è impossibile sbagliarsi.

Innanzitutto il cristiano si attiene al principio del rispetto dell’autorità, finché questa non contrasta i fondamentali criteri della giustizia e del diritto naturale, come indicato nella Sacra Scrittura addirittura dall’apostolo Pietro in una delle due lettere canoniche a lui attribuite; in questo senso l’autorità è rappresentata dalla Carta Costituzionale della Repubblica che nei “Principi Fondamentali” e precisamente all’art. 5 così si esprime: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”. Se si legge bene e se si comprende il contenuto dell’articolo 5 viene solo da chiedersi come mai l’autonomia locale e il più ampio decentramento amministrativo non ci siano già e si debba addirittura votare per richiederli.

Il principio di sussidiarietà nella dottrina sociale

C’è poi, valida per i cristiani di tutto il mondo, la Dottrina Sociale della Chiesa, riassunta per articoli nel ben noto Compendio. In essa è indicato come uno dei fondamenti cardinali il principio di sussidiarietà che viene minuziosamente sviluppato, facendo notare come, laddove ve ne siano le capacità e le condizioni culturali, è per la Chiesa sempre auspicato il decentramento del potere e il suo esercizio al livello locale più vicino alle persone e alle famiglie, arrivando senza mezzi termini ad esprimere nell’art. 157 un parere chiaramente favorevole perfino per i processi di autodeterminazione e di indipendenza dei popoli che ne abbiano i requisiti storici e culturali, laddove questo fosse di maggior vantaggio per il perseguimento del bene comune del popolo in questione.

L’autonomia nei discorsi dei Papi

In abbondanza, c’è da ricordare che il Magistero dei papi dell’ultimo secolo, cioè da quando si parla di democrazia, è univoco in questo senso, con tonalità più marcate in Benedetto XV durante la Grande Guerra, in Pio XI alle soglie della Seconda Guerra Mondiale, e soprattutto in san Giovanni Paolo II che in molti documenti e in molti discorsi ufficiali si è espresso in modo chiaro su questi temi relativi all’autonomia e all’indipendenza dei popoli, in particolar modo nel famoso discorso pronunciato nel mese di Ottobre 1995 davanti all’Assemblea Generale dell’ONU.

Conclusioni

Alla luce di quanto esposto è dunque certo che un cittadino cattolico responsabile, perciò partecipativo, e desideroso di esprimere il suo voto in coerenza con gli insegnamenti della Chiesa e in vista di quel Bene Comune che san Tommaso d’Aquino ricordava essere lo scopo proprio della Politica, non potrà che recarsi alle urne il 22 Ottobre 2017 con entusiasmo, per votare convintamente SI alla richiesta di maggiore autonomia per la Regione dove vive e inoltre, con zelo cristiano, cercherà di coinvolgere in questa benefica iniziativa di giustizia sociale quanti più cittadini egli conosca per dare finalmente attuazione a uno dei più importanti Principi Fondamentali della Costituzione.