Veneto, un referendum che arriva da lontano

La questione veneta è un argomento che ha sempre animato le genti di questa terra, ben prima dell’avvento della Lega. Il referendum del 22 ottobre rappresenta la naturale continuità di questo fenomeno, nell’augurio che siano maturi i tempi per un sano cambiamento di rotta. Articolo a cura di Ettore Beggiato.

..erano gli anni’20

Il governo centrale di Roma, questo governo di filibustieri, di ladri e camorristi organizzati, non si accorgerà di noi se non ci decideremo a far da noi

e ancora

Ora basta! Il problema veneto è così acuto che noi da oggi predicheremo la ribellione dei veneti. Cittadini, non paghiamo le tasse, non riconosciamo il governo centrale di Roma, cacciamo via i prefetti, tratteniamo l’ammontare delle imposte dirette nel Veneto

 

Parole infuocate che arrivano dalla Marca Trevigiana ma non sono di Luca Zaia, bensì di un parlamentare veneto, Guido Bergamo, repubblicano eletto a Montebelluna che negli anni venti denunciava una situazione pesantissima, tentando di dar vita a un “Comitato interpartitico di parlamentari veneti per l’autonomia regionale”.
In quegli stessi anni, Luigi Luzzatti, già presidente del Consiglio dei Ministri, nato a Venezia e docente all’Università di Padova, giurista ed economista di grande spessore, manifestava al suo successore Vittorio Emanuele Orlando il 7 febbraio 1919 il  timore che in Italia potesse sorgere “un’Irlanda Veneta, mutando i paesi più patriottici e più sobri nel chiedere, in ribelli della disperazione”

Siamo nel 1919 e la rivoluzione irlandese porterà alla nascita dell’Irlanda libera e repubblicana: il timore di quanto stava succedendo nel Veneto  doveva essere, ai massimi livelli istituzionali,  veramente molto forte!

Subito dopo la II Guerra Mondiale

Con l’avvento al potere del fascismo le istanze del popolo veneto vengono messe a tacere, ma già il 12 giugno 1945, appena finita la seconda guerra mondiale, il ministero dell’Interno chiede lumi alla Prefettura di Venezia su “persone che tendano a una autonomia integrale del Veneto e alla costituzione di una Repubblica di San Marco”.  In quei mesi nasce anche  l’associazione “San Marco par forza” che nel programma prevede nei primi punti:

  • Autonomia e indipendenza di tutte le terre di San Marco.
  • Ricollegarsi con le tradizioni e i costumi della nostra vecchia e gloriosa Serenissima  e riesumare la sua sapiente forma di governo, riformandola e adattandola ai tempi moderni.
  • Niente separatismi. L’Italia è e deve restare unita, però ci facciamo promotori affinché si organizzi politicamente in una “Confederazione di Repubbliche o Regioni” come per esempio la Svizzera.

Qualche anno più tardi troviamo  il MARV (Movimento Autonomo Regionalista Veneto) alleato del più conosciuto MARP (Movimento Autonomista Regionale Padano) che nel programma prevedeva ”l’istituzione della regione veneta, l’estensione delle forme di autogoverno locale con l’attribuzione agli enti locali di funzioni oggi centralizzate in organismi burocratici, la soppressione dell’istituto prefettizio.”

Gli anni ’70, la “Liga Veneta”

Nel 1970  nascono le regioni a statuto ordinario, e lo statuto della nostra Regione all’articolo 2 recita. “L’autogoverno del popolo veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e alle tradizioni della sua storia”: una dichiarazione di identità e di appartenenza fortissima, in nessun altro statuto si parla di “popolo”.
E come non ricordare nel 1983 il successo della Liga Veneta, il primo movimento autonomista di una regione a statuto ordinario che riesce a far eleggere i suoi rappresentanti al parlamento italiano.
E ancora, nel 1991 facevo parte di quel  Consiglio Regionale che, praticamente all’unanimità, si pronunciò per l’indizione di un “Referendum consultivo in merito alla presentazione di proposta di legge statale per la modifica di disposizioni costituzionali concernenti l’ordinamento delle Regioni” e che ci fu bocciato dal governo di Roma per due volte.

Tutto questo, fermandosi qui e tralasciando altri fondamentali momenti della nostra storia (penso alla rivoluzione veneta del 1848 che portò alla rinascita della Repubblica Veneta) a dimostrazione che la questione veneta è un argomento ancora irrisolto di cui il referendum del 22 ottobre rappresenta la naturale continuità di un tentativo mai sopito di autogoverno.